Farmaci e Ambiente

Per quanto concerne l’uso di medicinali, l’Italia è al secondo posto in Europa dopo la Francia, con alcune migliaia di tonnellate all’anno. Questa enorme quantità di farmaci utilizzati determina, oltre alla produzione di rifiuti classici relativi agli involucri (plastica, alluminio, carta, ecc…) anche una rilevante quantità di sostanze chimiche che entrano in circolo nell’ambiente. L’enorme quantità di medicine che terminano tra i rifiuti o nelle falde acquifere dopo il loro consumo e lo smaltimento dei farmaci non utilizzati, rappresentano un importante e grave problema di salute legato all’ambiente.

 

 

Come entrano nell’ambiente le sostanze farmaceutiche?

I farmaci sono composti biologicamente attivi che entrano nell’ambiente attraverso due vie principali:

  • dall’escrezione del paziente o dell’animale, con le feci o con le urine;
  • dallo smaltimento improprio dei farmaci inutilizzati o scaduti, attraverso, ad esempio, l’eliminazione nei servizi igienici.

 

 

I farmaci contribuiscono anche all’inquinamento delle acque.

In Italia i livelli di principi attivi farmacologici studiati nelle acque sono tali da indurre effetti ecotossicologici avversi.
La contaminazione ambientale delle acque si può trasferire all’acqua potabile e indirettamente agli alimenti, oltre che al pesce di acqua dolce, il cui consumo però è di scarsa entità nel nostro paese. Alcuni tra i farmaci più noti e diffusi (eritromicina, ciclofosfamide, naproxene, sulfametossazolo, sulfasalazina) hanno una vita media nell’ambiente superiore ad un anno. Questi farmaci che non si degradano facilmente possono quindi accumularsi negli ecosistemi a livelli dannosi. In particolare, la dispersione di sostanze antibiotiche o ormonali potrebbe essere all’origine di effetti allarmanti:

  • l’aumento della resistenza dei batteri agli antimicrobici;
  • l’interferenza sui sistemi endocrini delle specie viventi compreso l’uomo. Ulteriori conseguenze potrebbero riguardare eventuali fenomeni di sensibilizzazione allergica, soprattutto nella popolazione infantile e anziana.