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Inquinamento dell’aria

Inquinamento dell’aria esterna (outdoor)

L’inquinamento dell’aria esterna è dovuto ad una miscela complessa di numerosi inquinanti e deriva principalmente da alcune attività umane: il traffico automobilistico, le emissioni delle attività industriali e agricole, degli impianti di produzione di energia e di smaltimento dei rifiuti, degli impianti di riscaldamento. L’insieme di queste e altre attività riversa quotidianamente nell’atmosfera migliaia di tonnellate di sostanze inquinanti. Gli inquinanti si distinguono in primari (quelli emessi direttamente nell’atmosfera) e secondari (si formano nell’atmosfera da reazioni chimiche tra gli inquinanti primari, e i componenti naturali dell’atmosfera, in particolare ossigeno e acqua). L’esposizione all’inquinamento atmosferico è determinata dall’insieme delle concentrazioni degli inquinanti presenti nell’aria, dal tempo trascorso negli ambienti inquinati e dalla distanza da sorgenti di inquinamento (fabbriche, strade trafficate, etc.). Tra i più importanti inquinanti atmosferici: il Particolato (PM), l’ozono (03) gli ossidi di zolfo (SOX), gli ossidi di azoto (NOX), il benzene (C6H6), gli Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA).

Cos’è il particolato atmosferico (PM)?

Il particolato è una miscela di particelle solide e liquide in sospensione nell’aria e raggiunge la massima concentrazione in inverno. Le fonti maggiori di particolato sono il traffico veicolare, le attività industriali che utilizzano processi di combustione e gli impianti di riscaldamento.

Le particelle più grandi (diametro > 10 µm) non restano a lungo nell’atmosfera e possono essere trasportate in aria per pochi Km (1-10).

Le particelle più piccole sono: il PM10 (diametro < 10 µm), il PM2,5 (fine) e il PM0,1 (ultrafine). Esse persistono più a lungo in atmosfera, in media da pochi giorni fino a diverse settimane, e possono essere trasportate dalle correnti anche per centinaia di Km.

La capacità di penetrare nelle vie respiratorie dipende dalle dimensioni delle particelle, mentre sono le caratteristiche chimiche che le rendono capaci di reagire con altri inquinanti. La frazione di particolato più dannosa per la salute è il particolato ultrafine, perché grazie alle dimensioni sub-microscopiche (cioè più piccole di quelle che si possono vedere con un microscopio normale) arriva fino agli alveoli polmonari (piccole dilatazioni a forma di vescicola nella parte più profonda dell’albero bronchiale). Il particolato ultrafine riesce ad attraversare la parete degli alveoli ed a raggiungere, con il sangue, qualunque distretto dell’organismo, compreso il cervello. Penetra anche all’interno delle cellule, promuovendo reazioni infiammatorie e tossiche che possono portare a un gran numero di malattie cronico-degenerative, infiammatorie e tumorali.

Il PM10 si deposita nelle cavità nasali, nella faringe e nella laringe e causa irritazione locale e infiammazione (es. riniti, rinosinusiti); il PM2,5 si deposita nella trachea, nei bronchi e nei bronchioli (i bronchi di calibro più piccolo), può causare broncospasmo (contrazione dei muscoli dei bronchi) con difficoltà a respirare e aggravare malattie respiratorie croniche come l’asma e la bronchite cronica ostruttiva. Passando in circolo può causare malattie del cuore ischemiche (angina e infarto) e non ischemiche (es. aritmie). Il particolato può favorire l’insorgenza di tumori, soprattutto ma non solo cancro al polmone.

Cos’è l’ozono?

È un gas inodore e incolore, presente sia nell’alta atmosfera terrestre (stratosfera) che a livello del terreno (troposfera). L’ozono presente ad alta quota costituisce una fascia protettiva dalle radiazioni di origine solare, quello che si trova negli strati bassi dell’atmosfera (ozono troposferico) invece si comporta da inquinante. L’ozono troposferico è un inquinante secondario, che si forma in presenza di forte irraggiamento solare e di elevate temperature a partire da NOX e composti organici volatili (COV). Le concentrazioni di O3 tendono ad aumentare durante i periodi caldi e soleggiati dell’anno, variano, inoltre, nell’arco della giornata: sono più basse al mattino, raggiungono il massimo nel primo pomeriggio, si riducono progressivamente nelle ore serali man mano che si riduce l’irraggiamento solare. Anche l’ozono, come altri inquinanti gassosi, può generare danni alla salute per esposizioni nel breve e nel lungo termine, come aumento della mortalità per cause respiratorie e ridotta crescita della funzionalità dei polmoni nei bambini.

Inquinamento dell’aria interna (indoor)

L’aria interna è quella che si respira negli ambienti chiusi (case, scuole, uffici, centri commerciali, etc.). Sapere quali sono gli inquinanti indoor più comuni permette di comportarsi in modo tale da ridurne sia la quantità sia il tipo, riducendo così il rischio di ammalarsi. L’inquinamento indoor è dato dalla somma degli inquinanti presenti nell’aria esterna (che ovviamente entra nell’abitazione) con quelli che derivano dai materiali di costruzione (isolanti, colle, etc.) e dagli arredi (mobili, moquette, etc.). A questi possono ancora sommarsi residui di insetticidi, disinfettanti, detergenti, deodoranti e profumi.

Tra le sostanze che più sono state rilevate nell’aria indoor ci sono i composti organici volatili (COV) tra cui la formaldeide, emessa da tappezzerie, mobili realizzati con legno pressato appena installati, colle, solventi, vernici e anche da smalti per unghie, deodoranti o abiti trattati recentemente in lavanderia. Una fonte di COV sono anche strumenti di lavoro come stampanti laser e fotocopiatrici. Inquinanti importanti dell’aria interna sono anche i prodotti della combustione (camino o stufa a pellet) e il fumo di sigaretta, tra i più pericolosi. Tra i contaminanti interni c’è anche il radon, un gas radioattivo naturale che arriva dall’esterno qualora le abitazioni non siano state costruite con idonei accorgimenti.

Danni alla salute causati dall’inquinamento atmosferico

L’inquinamento atmosferico colpisce giovani e anziani, ricchi e poveri e persone in tutte le aree del globo. Gli effetti possono essere immediati o manifestarsi anche dopo anni. La scarsa qualità dell’aria può causare malattie cardiovascolari e respiratorie, aggrava le malattie croniche come la broncopneumopatia cronica ostruttiva e l’asma, facendo perdere giornate di lavoro e di scuola e peggiorando la qualità di vita delle persone che ne soffrono. L’inquinamento atmosferico è il quinto fattore di rischio principale per la mortalità in tutto il mondo. È responsabile di più morti rispetto a molti fattori di rischio più conosciuti come la malnutrizione, l’uso di alcol e la scarsa attività fisica. Ogni anno muoiono più persone per malattie legate all’inquinamento atmosferico che per incidenti stradali. L’OMS calcola che in Europa i morti causati da contaminazione atmosferica siano 500.000 e che siano circa 7 milioni in tutto il mondo (per inquinamento atmosferico esterno e interno). Secondo l’Agenzia Ambientale Europea, in Italia ci sarebbero 84.300 morti premature all’anno per l’inquinamento causato da PM2,5 , NO2 e O3 (“Air quality in Europe — 2018 report”) e la spesa sanitaria legata all’inquinamento atmosferico (stima anno 2010) si collocherebbe fra i 47 e i 142 miliardi di euro. Nel 2017 in 39 capoluoghi di provincia italiani è stato superato, almeno in una stazione ufficiale di monitoraggio della qualità dell’aria di tipo urbano, il limite annuale per le polveri sottili di 35 giorni con una media giornaliera superiore a 50 microgrammi/m³. L’inquinamento atmosferico è il più grande rischio ambientale singolo per la salute del mondo.